IL BAGLIO DI STEFANO

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Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa la Rocca, particolare della corte interna del Baglio di Stefano.
In primo piano è visibile il pozzo conservato dall’originale costruzione.


Posto su una collina dalla quale si domina il caratteristico paesaggio agricolo siciliano, a circa 2 kilometri da centro abitato, si trova la sede della Fondazione di Alta Cultura Orestiadi e la sede del Museo della Trame Mediterranee. La sagoma del Baglio Di Stefano si staglia con nitidezza sulle colline, semplice ed elegante nelle sue forme.
In origine, la costruzione fu una fattoria fortificata, in seguito usata dai feudatari come centro di raccolta per i prodotti agricoli. Nel corso del tempo, perse le sue funzioni originarie e fu attaccata dall’usura e dal degrado, ed infine, colpita dal terremoto che ha peggiorato ulteriormente il suo stato di conservazione. Il Baglio è chiamato oggi “Case di Stefano”,  e prende il nome degli ultimi proprietari.

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Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa la Rocca, grandangolare della corte interna. E’ visibile il disegno della pavimentazione che riprende ideologicamente quella della corte originaria.
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Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa la Rocca, particolare della corte interna del Baglio di Stefano.
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Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa la Rocca, corte interna del Baglio di Stefano. Ripresa dall’alto.


Nel momento in cui il comune, dopo aver acquistato il Baglio di Stefano, decise il suo restauro nel 1981, erano già passati tredici anni dall’avvento del terremoto, gli elementi architettonici rimasti erano ben pochi e la strutta si presentava distrutta quasi totalmente. Fu dunque necessario un’opera di recupero radicale molto laboriosa e sapiente, finalizzata a ricostruire il complesso nelle sue originarie caratteristiche adattando allo stesso tempo, ad un uso diverso e più moderno rispetto all’originaria costruzione.
Il restauro fu affidato a Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa la Rocca, la relazione da essi presentata mise in evidenza la cura che si ebbe nel raccogliere ogni elemento che potesse aiutare a ricostruire fedelmente l’edificio per stabilire ogni relazione strutturale della sue parti, compreso il già esistente, giardino ornamentale.  
L’ex Baglio di Stefano, veniva quindi ripristinato rispettando l’architettura e lo stile originario: ma l’adattamento di una costruzione con un uso ben stabilito, vide nel progetto , delle modifiche per le nuove funzioni assunte. Quindi, il Baglio di Stefano venne ricostruito quasi totalmente nei suoi vari edifici e trasformato in alcune parti per fa si che si adattasse all’esigenze del territorio e per la nuova destinazione culturale della struttura, ha bisogno ancora di una sua definizione.
Questa definizione,  riguarda “il paesaggio”:  in origine intorno al Baglio di Stefano, era disposto un giardino caratterizzato dalla tipica vegetazione mediterranea, elementi che sono stati sempre parti integranti e caratterizzanti delle strutture abitative siciliane, come le masserie o le case di campagna.
Gli antichi profumi dei giardini siciliani producono una vastità di fragranze, come il gelsomino, il basilico, il glicine, la malva, il rosmarino, le belle di notte, ancora presenti in molte ville di città e campagne, reclamano in questo contesto finalizzato al recupero di una memoria secolare, la propria esistenza. Infatti, fu importante salvaguardare la cultura legata al paesaggio naturale per preservare l’identità di un popolo ormai, quasi perduta.

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Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa la Rocca, ripresa dalla Montagna di Sale di Mimmo Paladino

Baglio di Stefano
Located on a hill which overlooks the picturesque Sicilian countryside, about 2 kilometers from the town, is the headquarters of the Foundation of higher learning Orestiadi and houses the Museum of Mediterranean Textures. The outline of the Baglio Di Stefano stands with sharpness on the hills, simple and elegant in its forms.  Originally, the building was a fortified farm, later used by feudal lords as a collection Center for agricultural products. Over time, lost its original functions and was attacked by wear and degradation, and finally, affected by the earthquake that has worsened his condition. The beam is called today “Case di Stefano”, and is named after the latest owners.
When the municipality, after purchasing the Baglio di Stefano, decided its restoration in 1981, had already been thirteen years since the advent of the earthquake, the architectural elements were were very few and the strutta was destroyed almost completely. It was therefore necessary to a radical restoration very hardworking and wise, which aims to rebuild the complex in its original characteristics adapting at the same time, such a different use and more modern than the original building.
The restoration was entrusted to Marcella April, Roberto Collovà and Teresa la Rocca, the report submitted by them emphasized the care they took to collect every item that could help reconstruct faithfully the building to determine each structural relationship of its parts, including the already existing, ornamental garden.  The former Baglio di Stefano, was then restored respecting the original architecture and style but the adaptation of a building with a well established, he saw in the project, changes to the new functions assumed. Then, the Baglio di Stefano was rebuilt almost entirely in its various buildings and turned in some parts to make fit the needs of the area and for the new cultural destination of the structure, still needs its own definition. This definition covers “the landscape”: originally around Baglio di Stefano, was placed a garden with typical Mediterranean vegetation, elements that have always been an integral part and characteristic of the Sicilian dwellings, as the farms or country houses.
The ancient perfumes Sicilian gardens produce a variety of fragrances, like jasmine, basil, wisteria, Mallow, Rosemary, beautiful at night, still exist in many cities and countryside villas, claiming in this context aimed at recovering a secular memory, his own existence. In fact, it was important to safeguard the culture linked to the natural landscape in order to preserve the identity of a people by now, almost lost.

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